Il Parlamento, con la legge 12 aprile 2019 n. 31, ha approvato le nuove disposizioni in materia di azione di classe, ed ha aggiunto al codice di procedura civile, con l’art. 1 di detta legge, gli articoli da 840 bis a 840 sexiesdecies.

L’art. 2 della legge introduce poi un nuovo titolo nelle disposizioni di attuazione al codice di procedura civile; l’art. 5 provvede all’abrogazione della disciplina dell’azione di classe già contenuta nella legge a tutela dei consumatori (d. lgs. 6 settembre 2005 n. 206); ed infine l’art. 7 prevede che la nuova normativa entri in vigore “decorsi dodici mesi dalla pubblicazione della medesima legge nella Gazzetta Ufficiale” e dunque il 12 aprile 2020.

La riforma, in sintesi, prevede:

  • l’estensione dell’ambito di applicazione dell’azione di classe. Eliminando – data anche la nuova collocazione della disciplina, sottratta al codice del consumo – ogni riferimento a consumatori e utenti, l’azione sarà sempre esperibile da tutti coloro che avanzino pretese risarcitorie in relazione a lesione di “diritti individuali omogenei”; l’azione sarà quindi nella titolarità di ciascun componente della “classe”, nonché delle organizzazioni o associazioni senza scopo di lucro che abbiano come scopo la tutela dei suddetti diritti, e che si siano iscritte in un elenco tenuto dal Ministero dello sviluppo economico. Destinatari dell’azione di classe saranno imprese ed enti gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità, relativamente ad atti e comportamenti posti in essere nello svolgimento delle rispettive attività. Dal punto di vista oggettivo, l’azione sarà esperibile a tutela delle situazioni soggettive maturate a fronte di condotte lesive, per l’accertamento della responsabilità e la condanna al risarcimento del danno e alle restituzioni;
  • l’ampliamento degli strumenti di tutela, con la previsione, sempre nel codice di procedura civile, accanto all’azione di classe, di un’azione inibitoria collettiva verso gli autori di condotte pregiudizievoli di una pluralità di individui. Chiunque abbia interesse, oltre alle suddette organizzazioni e associazioni, potrà chiedere al giudice di ordinare a imprese o enti gestori di servizi di pubblica utilità la cessazione di un comportamento lesivo di una pluralità di individui ed enti, commesso nello svolgimento delle rispettive attività, o il divieto di reiterare una condotta commissiva o omissiva.
  • un procedimento in tre fasi: la prima e la seconda relative, rispettivamente, all’ammissibilità dell’azione e alla decisione sul merito, di competenza del tribunale delle imprese, e l’ultima, affidata ad un decreto del giudice delegato, relativa alla liquidazione delle somme agli aderenti alla classe. In caso di mancato adempimento delle obbligazioni di pagamento, anche la procedura di esecuzione forzata potrà essere esercitata in forma collettiva.
  • quanto all’adesione all’azione – che in precedenza il codice del consumo consentiva solo dopo l’ordinanza che ammette l’azione, ma non a seguito della sentenza di merito – la riforma prevede che si possa aderire all’azione di classe sia nella fase immediatamente successiva all’ordinanza che ammette l’azione (in questo caso, sarà il tribunale che dichiara la domanda ammissibile a fissare un termine ed a definire i caratteri dei diritti individuali omogenei che consentono l’inserimento nella classe) sia che si possa aderire all’azione anche in una fase successiva, dopo la pronuncia della sentenza che definisce il giudizio, e che dunque accerta la responsabilità del convenuto. Anche in questo caso sarà il tribunale, con la sentenza che accoglie l’azione, ad assegnare un termine per l’adesione.